Morte Silvestri: No all’archiviazione sbrigativa

Morte Silvestri, la famiglia: "No all’archiviazione sbrigativa''

di GIULIANA OLZAI

Il 62enne di Cerveteri ha perso la vita dopo un incidente sulla Roma-Fiumicino. Per il pm niente omicidio stradale per il pensionato indagato. Il figlio Cristiano:  «Un caso affrontato con superficialità. Se qualcuno quel giorno ha visto o sentito qualcosa si faccia avanti». L’avvocato Bianchi: «Assenti atti d’indagine, la Procura s’è appiattita sul verbale della pg e su una dichiarazione presumibilmente di comodo dell’indagato; abbiamo chiesto precise indagini investigative suppletive»

CERVETERI - «Mio padre è stato ammazzato e il mio timore è che non abbia giustizia per la superficialità con cui è stato affrontato il suo caso. E questo non lo tollero ed è difficile da accettare. Per cinquant’anni e passa mio padre ha guidato motorini, scooter e moto ed era una persona che non è mai stata spericolata.  Rivolgo un accorato appello per chiedere se qualcuno quel giorno ha visto o ha sentito qualcosa, magari perché qualcun altro glielo ha riferito, di farsi avanti perché anche se è passato un po’ di tempo chi assiste ad un incidente del genere, così grave, non se lo dimentica».
A parlare è Cristiano Silvestri, figlio del 62enne Stefano, perito agrario residente a Cerveteri dal 2005 con la moglie ed un’altra figlia, deceduto il 5 febbraio scorso a seguito di un sinistro stradale occorso il 25 gennaio sull’Autostrada Roma Fiumicino in cui è rimasto coinvolto. (agg. 27/07 ore 10) segue

LA MOTIVAZIONE DELL'ARCHIVIAZIONE. Ebbene il sostituto procuratore Federica Materazzo della Procura di Civitavecchia il 14 giugno scorso ha chiesto l’archiviazione del procedimento nei confronti di un pensionato romano, 81enne, indagato per omicidio stradale a seguito del sinistro in questione.
«Invero, come si legge nell’annotazione relativa al sinistro –  si legge nell’atto – questo si sarebbe verificato a causa dell’improvviso impatto del motociclo condotto dal Silvestri con il veicolo condotto dall’indagato, fermo sulla corsia di emergenza a causa di un improvviso malore del passeggero, senza che si evidenziassero tracce di frenata sull’asfalto. Alla luce della ricostruzione dei fatti così operata, si ritiene di non dover esercitare l’azione penale nei confronti dell’indagato, a fronte dell’impossibilità di muovere alcun rilievo penale alla condotta da egli tenuta».
Con questa motivazione si chiede l’archiviazione del procedimento per infondatezza della notizia di reato.
«Stando così le cose - dice Cristiano - è inaccettabile pensare che mio padre in una bellissima giornata con tre corsie a disposizione e la quarta di emergenza, vada a girare proprio su quest’ultima. E poi non ci sono tracce di frenata. E come dire che mio padre sia un kamikaze, un pazzo furioso che si andava a schiantare così».  Stefano, la vittima, come racconta il figlio,  tutti i giorni si alzava alle cinque del mattino per andare a lavorare. Parcheggiava l’auto a Marina di Cerveteri. Prendeva il treno e scendeva a Roma Ostiense e da lì con l’autobus raggiungeva l’Appia dove c’era l’azienda per la quale prestava la sua opera. Da lì si spostava con lo scooter aziendale per andare a fare manutenzioni nel campo vivaistico per uffici.
Quel giorno, il 25 gennaio, alla guida di uno scooter, un Kymco 200, in pieno orario di lavoro, si stava recando per fare un sopralluogo a Fiumicino, quando sull’autostrada A91 km 17 + 200  verso le 13,20 va ad impattarsi con la Fiat Panda, con alla giuda il pensionato e sua sorella come passeggero. Con l’elisoccorso è stato trasferito in gravissime condizioni al San Camillo di Roma dove è deceduto una decina di giorni dopo a seguito delle gravi lesioni riportate come si evince dalla relazione medico legale redatta, il dottor Cipollini, che conferma  l’elemento materiale del nesso causale tra sinistro stradale e decesso. Nonostante l’ora in cui è avvenuto il sinistro, non si trovano testimoni.
I congiunti di Stefano, tramite il loro legale, l’avvocato Federico Alfredo Bianchi (nella foto) , da anni responsabile dell’associazione ‘’Familiari e delle Vittime della strada’’ a livello nazionale per la giustizia, fanno opposizione alla richiesta di archiviazione ritenendo indispensabile ed irrinunciabile un’approfondita analisi  dei fatti di causa, a mezzo di precise indagini investigative suppletive. L’avvocato Bianchi, sentito telefonicamente ha dichiarato: «Ritengo che siano totalmente mancati atti di indagine, che sono prerogativa della magistratura inquirente e quindi della Procura, la quale si è totalmente appiattita sul verbale della Polizia Giudiziaria, ma vi è di più. Tale verbale è corredato di foto che sono però presso la Polizia ma non agli atti del fascicolo. Quindi ci si accontenta di una dichiarazione che potrebbe ragionevolmente e presumibilmente essere di comodo dell’indagato, e non viene fatto nessun altro tipo attività.  La presa d’atto è che c’è stata quindi una richiesta di archiviazione, chiamiamola sbrigativa, perchè  non c’è stato il compimento di nessun atto d’indagine. Agli atti mancavano addirittura le foto per potersi rendersi conto di una dinamica. Quantomeno sarebbe stato elementare disporre una consulenza cinematica ricostruttiva della dinamica del sinistro, che se il pm non avesse ritenuto di fare perché non furono sequestrati i mezzi, questa sarebbe un’ulteriore mancanza della Procura. Tuttavia, ciò nonostante, una consulenza, per quanto mi riguarda, sarebbe stata ugualmente possibile».  (agg. 27/07 ore 10.30)

IL COMMENTO DEL LEGALE. L’avvocato Bianchi si dilunga sui precisi quesiti che andrebbero posti ad un eventuale consulente facendo notare che: «Non ci si è neanche preoccupati di stabilire rispetto alla mancanza di tracce di frenata se i mezzi, come presumibile, fossero dotati di sistema frenante antibloccaggio ABS che, come è noto, in caso di frenata non lasciano tracce di scarrocciamento, diciamo così, sulla sede stradale. Ora sono anni che si parla di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla dinamica, vengono inasprite le pene tanto da essere previsto l’omicidio stradale, poi si verifica un fatto del genere, muore un padre di famiglia, un marito, un nonno e la risposta è questa? Cioè si rivisita brevemente il verbale della Polizia e ci si basa sulla dichiarazione dell’indagato? Mi sembra un po’ troppo semplicistico. La nostra ipotesi è che Silvestri sicuramente, un 62enne ragionevolmente guidatore esperto e prudente, si sia trovato all’improvviso davanti a sé un ostacolo. Tutto lascia pensare a questo. E questo mi sembra che emerga in tutta la sua evidenza. Quello che voglio dire è che non c’è stata nessuna curiosità da parte della Procura per capire cosa è successo, di  sentire l’indagato per vedere se cadeva in qualche contraddizione con quanto già dichiarato, di sentire anche la sorella e vedere se fossero caduti in contraddizione fra di loro, cercare di capire se l’indagato, veramente si è fermato lì perché la sorella stava male. Anche lo stato di necessità che ha reso indispensabile il fermarsi lì ed impedire il passaggio va dimostrato».
Una vicenda a quanto sembra molto pasticciata. Tutto un po’ superficiale e approssimativo. Addirittura dopo un paio di giorni dal sinistro i familiari sono stati chiamati dalla Polizia Stradale perché volevano conferire col ferito. Questi rispondono che il loro congiunto era ricoverato in rianimazione e che non si sapeva se ce la faceva oppure no. Dopo neanche un mese dal fatto sono stati contattati dai Carabinieri perché anche loro volevano parlare con Silvestri per chiedere come stava. L’uomo era già deceduto da tempo. (agg. 27/07 ore 11)

 

(Fonte: civonline.it)

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