Danno parentale: quando si prescrive il diritto al risarcimento del danno?

Tribunale Verona, sentenza 24.04.2014

Ai fini della valutazione della decorrenza del termine di prescrizione del diritto al risarcimento dal danno bisogna tener conto che il danno parentale non è contraddistinto da una manifestazione esteriore, ma viene desunto in via presuntiva da elementi, quali soprattutto il tipo di legame familiare esistente tra la vittima primaria e quelle secondarie nonché tutte le circostanze del caso concreto.

La sentenza 24 aprile 2014 del Tribunale di Verona si segnala per la definizione di alcune importanti questioni in tema di danno parentale, in particolare l’individuazione del momento di decorrenza della prescrizione.

Il giudice nell’esaminare il caso di specie precisa che il danno parentale non è, in genere, contraddistinto da una manifestazione esteriore e proprio per questo viene desunto dalla giurisprudenza in via presuntiva da elementi, quali soprattutto il tipo di legame familiare esistente tra la vittima primaria e quelle secondarie nonché tutte le

circostanze del caso concreto, ed in particolare la sopravvivenza o meno di altri congiunti, la convivenza o meno di questi ultimi con il danneggiato, la qualità ed intensità della relazione affettiva familiare residua, la qualità ed intensità della relazione affettiva che caratterizzava il rapporto parentale con la persona perduta o le cui funzioni vitali sono state gravemente compromesse.

E’ proprio alla luce di tali elementi che vanno interpretate le indicazioni della Suprema Corte che in un primo momento nel definire il significato da attribuirsi all’espressione “verificarsi del danno” di cui all'art. 2947 c.c., affermò che il danno si manifesta all’esterno quando diviene oggettivamente percepibile e riconoscibile anche in rapporto alla sua rilevanza giuridica (Cass. 12666/2003 e Cass. 9927/2000).

Successivamente, con specifico riguardo all’ipotesi di fatto dannoso lungo latente la Corte ha ritenuto che il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo inizia a decorrere, a norma dell'art. 2947 comma 1 c.c., non dal momento in cui il terzo determina la modificazione che produce danno all’altrui diritto ma dal momento in cui la malattia viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenuto conto delle conoscenze scientifiche (così da ultimo Cass., Sez. Unite, sentenza 11 gennaio 2008, n. 581). Con quest’ultima pronuncia la corte di legittimità ha anche chiarito che, ai fini dell’applicazione del predetto principio, non assume rilievo la mera conoscibilità soggettiva del danneggiato poiché “esso deve essere saldamente ancorato a due parametri oggettivi e cioè da un lato a quello dell’ordinaria diligenza, dall’altro al livello di conoscenza scientifiche dell’epoca comunque entrambi verificabili dal giudice senza scivolare verso un’indagine di tipo psicologico”.

Alla luce di tali considerazioni il Tribunale di Verona conclude per l’avvenuto decorso, nel caso di specie, del termine quinquennale di prescrizione del diritto al risarcimento dal danno.

(Fonte: Altalex)

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