Danno esistenziale e pregiudizio sessuale: l’effettiva rilevanza ai fini risarcitori

Cassazione civile , sez. III, sentenza 11.10.2013 n° 23147

La sentenza n. 23147/2013 della Cassazione (sez. III civile), piuttosto articolata e complessa, assume rilevanza in quanto rappresenta un ulteriore ed importante contributo della Suprema Corte alla corretta individuazione dei limiti del danno esistenziale, danno che per quanto non astrattamente configurabile come autonoma categoria, costituisce sintagma ampiamente invalso nella prassi giudiziaria.

Proprio per questo motivo la Suprema Corte sostiene che per quanto, nel caso di specie (danni, compreso quello alla vita sessuale, conseguenti a sinistro stradale), il "danno esistenziale" sia stato domandato solo in sede di conclusioni, tale circostanza è tutto irrilevante; quel che rileva difatti è che a quel tipo di pregiudizio fosse stato fatto riferimento in un contesto nel quale era stato richiesto il risarcimento del danno non patrimoniale, senza limitazioni connesse solo ad alcune e non ad altre conseguenze pregiudizievoli derivatene.

D’altronde sostiene l’organo giudicante non c’è pericolo di duplicazioni di voci di danno, poiché la stessa Corte ha di recente statuito che il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile "esistenziale", e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l'illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili; nè tale conclusione contrasta col principio di unitarietà del danno non patrimoniale, sancito dalla sentenza n. 26972/2008 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, giacché quel principio impone una liquidazione unitaria del danno, ma non una considerazione atomistica dei suoi effetti (v. Cass. n. 20292/2012).

In definitiva, sostiene la Suprema Corte, se non è ammissibile nel nostro ordinamento l'autonoma categoria di "danno esistenziale", in quanto, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti- reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell'art. 2059 cod. civ. (con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una non consentita duplicazione risarcitoria) mentre qualora si intendesse invece includere nella categoria pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, la stessa sarebbe illegittima (essendo essi irrisarcibili alla stregua del menzionato articolo), quel che rileva, ai fini risarcitori, è che, ove si siano verificati pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi non siano stati già oggetto di apprezzamento e di liquidazione da parte del giudice del merito, a nulla rilevando in senso contrario che quest'ultimo li liquidi sotto la voce di danno non patrimoniale oppure li faccia rientrare secondo la tradizione passata sotto la etichetta "danno esistenziale". D’altronde l'erroneità della denominazione adottata, di per sè sola, non fa ovviamente discendere l'illegittimità della loro liquidazione.

(Fonte: Altalex)

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