Danni da sinistro stradale: va motivata la deroga alle tabelle milanesi

Cassazione penale , sez. IV, sentenza 27.01.2015 n° 3802

Pronunciandosi su una vicenda in cui all'imputato, condannato per aver provocato la morte di alcune persone mentre si trovava alla guida del veicolo in stato di ebbrezza, era stata negata l'attenuante del risarcimento del danno, nonostante questi avesse provveduto a risarcire il danno esistenziale basandolo sulle cosiddette tabelle milanesi, la Cassazione, con la sentenza n. 3802/2015, ha affermato l'interessante principio secondo cui, costituendo le citate tabelle un riconosciuto valido parametro di riferimento per il risarcimento del danno, il giudice deve esplicitare le ragioni per le quali nel caso concreto la somma in essa prevista quale ristoro del danno patito debba essere considerata maggiore per la particolare gravità delle sofferenze patite dalle parti civili rispetto a quelle che generalmente conseguono ad un similare evento luttuoso.

Prima di soffermarci sulla, interessante, pronuncia resa dalla Suprema Corte, è opportuno precisare che la materia del danno non patrimoniale in caso di lesione del diritto alla salute non è ad oggi disciplinata in modo ordinato ed omogeneo, a livello normativo: a seconda che l'evento illecito sia stato originato dal rapporto di lavoro, da circolazione stradale, da malasanità o da altro ancora, diversi sono gli strumenti (in particolare, le tabelle per la determinazione del quantum) da utilizzare al fine di conteggiare gli importi da corrispondere al danneggiato. Per alcuni tipi di illecito, inoltre, sopperiscono all'assenza di specifiche normative le tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale elaborate dai tribunali italiani; le stesse tabelle dei tribunali vengono tuttora utilizzate, in sede assicurativa RC auto, per le liquidazioni dei danni macropermanenti (ossia, dei danni i cui postumi permanenti siano contenuti tra i 10 ed i 100 punti percentuali di invalidità). Infatti, una tabella delle macropermanenti conseguite a sinistri stradali, pur prevista espressamente dall'art. 138 del Codice delle Assicurazioni (D.Lgs. n. 209 del 2005), non è mai stata approvata, così che, per sopperire alla sua assenza, si è ormai diffusa la prassi di ricorrere alle richiamate tabelle dei tribunali, ed in particolare a quelle elaborate dal Tribunale di Milano, che una recente sentenza della Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. 3, sentenza n. 12408 del 07/06/2011, in CED Cass., n. 618048) ha individuato, finchè sarà sussistente la suddetta lacuna normativa, come unico parametro di riferimento per la liquidazione delle citate macropermanenti da considerarsi valido in tutto il territorio nazionale. Per le micropermanenti da circolazione stradale, invece, è utilizzata una unica tabella, subito elaborata ed allegata all'articolo 139 del richiamato Codice delle Assicurazioni. Da ultimo, poi, la Cassazione (Cass. Civ., Sez. 3, sentenza n. 1361 del 23/01/2014, in Giur. It. 2014, p. 833, con nota di P. Valore La risarcibilità del danno da perdita della vita), ha chiarito che: a) il danno non patrimoniale va risarcito in tutte e tre le voci (biologico, morale ed esistenziale) di cui è composto; b) il danno non patrimoniale da lesione del diritto alla salute può essere determinato nel quantum facendo riferimento alle tabelle milanesipurchè si garantisca alla vittima dell'illecito un ristoro equo, congruo e proporzionato alla gravità dell'offesa subita (se l'importo tabellare non appare sufficiente in rapporto al pregiudizio patito, la somma da risarcire può essere aumentata); c) è risarcibile il danno da perdita della vita immediatamente conseguito alle lesioni riportate a seguito dell'evento illecito (c.d. "danno tanatologico"), così evidentemente intendendo superare il criterio della individuazione di un adeguato periodo di lucidità e di coscienza nella vittima del sinistro ai fini dell'acquisizione al suo patrimonio di un diritto trasmissibile iure successionis. Quanto, poi, alla questione dell’attenuante “penale” del risarcimento del danno, la Cassazione ha affermato l’importante principio secondo cui la circostanza attenuante prevista dall'art. 62, n. 6, cod. pen., per la sua portata generale, può essere riconosciuta anche quando il danno risarcibile sia di natura psichica o morale, ben potendo anche quest'ultimo essere suscettibile di quantificazione e di riparazione (Cass. Pen., Sez. 3, n. 28753 del 19/03/2013 - dep. 04/07/2013, M., in CED Cass., n. 256671).

Tanto premesso, nel caso in esame la Corte d’appello aveva negato all'imputato la concessione dell'attenuante del risarcimento del danno di cui all'articolo 62 numero 6 cod. pen., benché avesse dato atto che l'imputato aveva risarcito il danno alle parti civili in modo che la somma versata a ciascuna di esse, in aggiunta a quella corrisposta dalla compagnia assicuratrice, raggiungeva il massimo previsto dalle tabelle in vigore presso il tribunale di Milano. La sentenza era stata ricorsa in cassazione dall’imputato, il quale si era lamentato del fatto che la Corte d’appello, senza fornire adeguata motivazione sul punto, aveva ritenuto che gli interventi economici integrativi compiuti dall’imputato, in una con gli indennizzi assicurativi, non potevano ritenersi integralmente risarcitori rispetto al danno esistenziale benché dovessero essere valutati ai fini della concessione delle attenuanti generiche.

La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha annullato sul punto la sentenza, in particolare osservando che se le citate tabelle costituiscono un riconosciuto valido parametro di riferimento per il risarcimento del danno, la corte territoriale avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali nel caso concreto la somma in essa prevista quale ristoro del danno patito dovesse essere considerata maggiore per la particolare gravità delle sofferenze patite dalle parti civili rispetto a quelle che generalmente conseguono ad un similare evento luttuoso.

(fonte: Altalex)

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